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NON DERUBATE I MORTI. Firmate!

mercoledì 28 aprile 2010

vietato intercettare..




L’altro giorno il Guardagingilli Angelino Jolie, candidato a stracciare il primato di peggior ministro della Giustizia detenuto ex aequo da Castelli&Mastella, delirava di “privacy” e financo di Costituzione (lui che la viola ogni volta che pensa) per giustificare la sua immonda legge sulle intercettazioni. Nelle stesse ore la Sec, l’autorità americana di controllo sulla Borsa, incriminava per frode la Goldman Sachs, già nel mirino di una commissione d’inchiesta del Congresso, che si riunisce anche nei weekend per incastrare meglio la prima banca Usa, accusata di avere speculato sulla crisi finanziaria mondiale. Le prove sono leintercettazioni di mesi e mesi di e-mail scambiate da dirigenti e manager del colosso bancario nel 2007-2008, mentre i mercati americani e poi mondiali tracollavano. Mail che ricordano per sciacallaggine le telefonate dei costruttori italiani esultanti alle prime scosse di terremoto a L’Aquila.

“Buone notizie!”, tripudiavano due manager Goldman subito dopo il crac dei mutui Washington Mutual. “Siamo messi bene, stiamo per fare soldi a palate!”, gongolava un altro all’annuncio che le agenzie di rating avevano declassato la solvibilità di 32 miliardi di titoli. Goldman scommetteva sui ribassi del mercato: un giorno incassò 51 milioni di dollari in una botta e il direttore finanziario David Viniar festeggiò: “Ecco cosa succede a quelli che non sono corti come noi”. “Corti” sono, spiega Federico Rampini su Repubblica, gl’investitori che vendono allo scoperto e speculano sul ribasso. “Abbiamo guadagnato grazie alle nostre posizioni corte”, brindava il chief executive di Goldman, Lloyd Blankfein, ora inquisito dalCongresso, che ha poteri d’indagine analoghi a quelli della magistratura. E li esercita, anziché mettere in piedi teatrini ridicoli tipo Telekom Serbia o Mitrokhin, per scovare colpevoli e complici della più grave crisi mondiale dal 1929. Commissione bipartisan: repubblicani e democratici insieme per difendere i cittadini dagli speculatori.

In Italia invece la parola “bipartisan” nasconde traffici trasversali per difendere gli speculatori dai cittadini. Negli Usa di questi scandali si occupano anzitutto il Parlamento e la Sec, poi quando occorre interviene la magistratura, che nessuno si sogna di accusare di invadenza o di accanimento o di politicizzazione (anche se i pm, i “prosecutor”, sono di nomina politica), anche perché in prima battuta scattano i controlli parlamentari e amministrativi. E, se non funzionano, si corre ai ripari. La Sec che, nella versione “light” voluta da Bush, non s’era accorta di truffe come quella da 65 miliardi di dollari targata Madoff, è stata rivoltata come un calzino. Ora la guida un mastino come l’ex procuratoreRobert Khuzami (nominato da Obama al posto del bushiano Cristopher Cox), che indaga sugl’ispettori della Sec stessa, troppo impegnati a scaricare siti e film porno per scovare i truffatori di Wall Street: l’indagine colpisce soprattutto la gestione del repubblicano Cox, eppure è stata sollecitata dal senatore repubblicano Chuck Grassley, infaticabile cacciatore di evasori fiscali (lì la destra è contro gli evasori).

Naturalmente in Italia, con la cosiddetta “riforma” del cosiddetto ministro Alfano, che vieta di intercettare i delinquenti oltre i 60 giorni e soprattutto impone che le utenze controllateappartengano a un indagato, indagini come quelle su Goldman e Sec sarebbero proibite persino ai giudici. Figurarsi alla Consob (che ha poteri perlopiù decorativi) o al Parlamento (che, invece di fare indagini, blocca quelle altrui). Mentre in tutto il mondo vanno a casacontrollori e controllati, noi ci teniamo la stessa Consob dei crac Parmalat e Cirio e delle scalate bancarie, e naturalmente gli stessi banchieri. Uno, Cesare Geronzi, coinvolto nei processi sui crac Parmalat e Cirio, s’è appena travestito da assicuratore: l’han subito promosso alle Generali. Del resto è ancora giovane: ha appena compiuto 75 anni. Può dare ancora molto, ma soprattutto prendere.

[il fattoquotidiano]

lunedì 26 aprile 2010

festa della liberazione..dai processi!




Con un giorno di anticipo abbiamo celebrato il 25 aprile criticando pubblicamente le responsabilità del presidente della repubblica Napolitano nella promulgazione dell’ultima serie di leggi vergogna, ieri pomeriggio in piazza della Scala durante la cerimonia a porte chiuse per il sessantacinquesimo anniversario della Liberazione, presenti in teatro lo stesso Napolitano e Berlusconi. La piazza era evacuata, transennata, al centro e ai lati centinaia di carabinieri, poliziotti, vigili urbani. Dietro le transenne, a decine di metri dall’ingresso della Scala, uno stuolo di curiosi, in silenzio religioso, in devota ammirazione delle auto blu. Arriviamo verso le 17, dopo aver lasciato in buone mani la nostra agorà di piazza Cordusio. Siamo in sei o sette, sorvegliati dalla Digos. Dopo cinque minuti proviamo a esibire uno striscione con la scritta: “Napolitano, basta firmare leggi vergogna!”. Inammissibile. Due agenti in borghese ci vengono addosso per strapparcelo di mano, ancora piegato: c’è il rischio che entri in qualche inquadratura e non sta bene. Resistiamo, ma non c’è verso di convincerli a mollare la presa. Inizia un parapiglia, arringo i presenti. S’alza un coro in nostro favore: “lasciate aprire lo striscione! Libertà! Libertà!”. Arriva un megafono, prelevato dall’agorà. Inizio un discorsetto richiamando il 25 aprile, spiego il senso della nuova resistenza al berlusconismo, al sovvertimento delle regole, alla pratica indegna delle leggi su misura. Non si può, non si deve. Un energumeno calvo e con occhiali scuri mi si fionda alle spalle per strapparmi il megafono. L’ho già visto: è un poliziotto. Lo attorniano altri simpatici gendarmi che mi placcano con le spicce. Resisto con il megafono stretto tra le braccia, come un rugbysta in fuga. Tra le grida di sdegno della piccola folla, gli aggressori hanno la meglio e il megafono sparisce. Continuiamo a voce noda, sorvegliati a vista da un mucchio di agenti in tenuta antisommossa e altri questurini, in tempo per vedere Formigoni provocare i contestatori con un saluto a mo’ di sfottò e la Bindi uscire tra gli applausi. Sapremo poi che anche i lavoratori della Scala hanno contestato duramente mister B. per i tagli agli investimenti nella lirica. Per loro il cerimoniale prevede anche qualche manganellata di alleggerimento. Alla fine vengo informato che il sequestro dei nostri materiali si accompagnerà all’ennesima denuncia per manifestazione non autorizzata.
[pieroricca.org]

venerdì 23 aprile 2010

giovedì 22 aprile 2010

L'Italia al 42° posto per le libertà su YouTube





Google ha messo a disposizione i dati delle richieste di rimozione ed oscuramento dai suoi servizi che i governi, a vario titolo, hanno avanzato tra il primo di luglio e il 31 dicembre 2009. E' già abbastanza inquietante che, a livello di classifica globale, risultiamo sesti. Prima di noi il Brasile con 291 richieste, la Germania con 188, l'India con 142, gli Stati Uniti con 123, la Corea del Sud con 64 e il Regno Unito con 59. Tutti gli altri 36 paesi della classifica sono dietro, ovvero fanno meno telefonate e mandano meno raccomandate chiedendo di togliere di mezzo questo o quel contenuto.

Così è come la raccontano più o meno tutti, noi raccontiamola diversa.




Cominciamo con il dire che il dato grezzo non ha alcun significato se non viene rapportato alla popolosità di un paese. Di più: per avere una stima attendibile dell'incidenza di quello che grossolanamente potremmo chiamare tasso di censura internet, il numero di richieste di rimozione sui contenuti online va rapportato al numero di internauti, cioè all'insieme delle vittime obiettivo dell'oscuramente del contenut. che coincide anche con l'insieme dei possibili autori di tutti i contenuti.
Eccovi allora una tabella che riporta la popolazione complessiva di ogni paese, il numero dei suoi internauti e il cosiddetto tasso di censura, esprimibile in casi per milione di navigatori.

Tasso di rimozione governativa di contenuti online sulla popolazione attiva
Paese Popolazione Internauti Tasso di censura (*)
India 1.156.897.766 5.000.000 28,4
Brasile 198.739.269 72.027.700 4,0
Corea del Sud 48.508.972 19.040.000 3,3
Germania 82.392.758 61.973.100 3,0
Argentina 40.913.584 20.000.000 2,1
Italia 60.213.214 30.000.000 1,9
Regno Unito 61.113.205 46.683.900 1,2
Spagna 40.525.002 29.093.984 1,1
Stati Uniti 307.212.123 234.372.000 0,5(*) casi di richieste di rimozione per milione di navigatori

La classifica è un po' cambiata. Alcuni sono retrocessi di diverse lunghezze, altri hanno guadagnato posizioni. Noi no, niente da fare: restiamo sesti.

Ora facciamo un passo avanti e notiamo che Google mette a disposizione anche la tipologia di contenuti rimossi. Si va dall'oscuramento di un blogger alla rimozione di un video, passando per l'eliminazione di un contenuto dai risultati di una ricerca, sia esso un link o un'immagine, fino ad arrivare alla rimozione di cose sconvenienti dai social network. Ovviamente mancano le richieste di rimozione da Facebook, che a differenza di Orkut non è di Google.
Inoltre accanto a molte voci, tra parentesi, figura la dicitura Court Order. Non è un caso. Una richiesta di rimozione giunta da un tribunale garantisce se non altro che tale istanza sia stata maturata attraverso un normale iter giudiziario, dunque nel rispetto delle normative vigenti. Ottimo. Cosa resta?

Il dato che salta all'occhio, al di fuori delle richieste motivate da sentenza, sono le richieste governative che riguardano la rimozione di contenuti video. In soli sei mesi, ufficiosamente (non è dato sapere a che titolo) l'Italia ha chiesto a Google di eliminare 39 video da Youtube, la Germania 70, gli Stati Uniti 63, il Regno Unito 43, l'India 15, la Spagna 11, il Brasile 1, mentre la Corea del Sud e l'Argentina se ne sono disinteressati completamente.


Tasso di rimozione video per richieste ufficiose
Paese Internauti Video rimossi Tasso di censura (*)
India 5.000.000 15 3,00
Italia 30.000.000 39 1,30
Germania 61.973.100 70 1,13
Regno Unito 46.683.900 43 0,92
Spagna 29.093.984 11 0,38
Stati Uniti 234.372.000 63 0,27
Brasile 72.027.700 1 0,01
Corea del Sud 19.040.000 0 0,00
Argentina 20.000.000 0 0,00(*) per milione di navigatori

Anche adottando il criterio della popolazione complessiva, anzichè quello del numero degli internauti, la nostra posizione in classifica non cambia: siamo il secondo paese al mondo per numero di rimozioni governative di video da YouTube, oltretutto ottenute con metodi discutibili.

Il che, ribaltato sul numero totale di paesi inclusi nella classifica Google, ci colloca al 42° posto per quanto riguarda le libertà su YouTube.
Penultimi.
[byoblu.com]

domenica 18 aprile 2010

LIberi i tre medici di emergency





L'annuncio arriva dal ministro degli Esteri, Franco Frattini: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani sono stati liberati dopo 8 giorni dalle autorità afgane che li avevano arrestati nell'ospedale di Lashkar Gah con l'accusa di organizzare un complotto contro il governatore dell'Helmand.
I tre sono ora all'ambasciata italiana di Kabul.
Crolla miseramente la teoria del "complotto" a cui avrebbero partecipato i sanitari di Emergency in combutta con i talebani.
L'associazione di Gino Strada ha espresso tutta la sua gioia con un comunicato subito apparso sul suo sito.

Hanno avuto successo le pressioni italiane e anche la grande manifestazione "Io sto con Emergency" svoltasi ieri pomeriggio a Roma.
Gino Strara ha espresso sollevazione per "la speculazione fallita".



Frattini: una vittoria della diplomazia


Il ministro degli esteri Franco Frattini ha espresso, naturalemente, il suo più vivo compiacimento per la positiva conclusione della vicenda. "Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afgane e la coalizione internazionale nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan", ha detto Frattini. "Questa conclusione - ha aggiunto il ministro - è il risultato dell'intensa azione condotta dalla diplomazia italiana che ha agito con straordinaria professionalità e discrezione, nel rispetto delle istituzioni afgane che l'italia e la comunità internazionale stanno aiutando a crescere".
"Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla soluzione positiva e vorrei condividere le nostre felicitazioni in particolare con i familiari dei tre italiani con cui mi sono anche personalmente tenuto in contatto in questi giorni, che ho tenuto subito ad informare degli sviluppi positivi odierni e di cui ho sinceramente apprezzato il comportamento responsabile tenuto in questi giorni difficili per tutti".




Il sollievo di Napolitano

"La liberazione dei tre operatori di Emergency in Afghanistan è motivo di sollievo per noi tutti e, in primo luogo naturalmente, per i famigliari": afferma in una nota il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
"Il governo, e per esso il ministero degli Esteri, ha operato con accortezza e fermezza, aderendo - conclude il messaggio del presidente della Repubblica - alle preoccupazioni espresse da una vasta opinione pubblica".


Cecilia Strada: "Completamente innocenti"
"Siamo felici che sono liberi, non avevo dubbi perchè sono completamente innocenti. Aspettiamo il loro rientro e il loro abbraccio con le famiglie", ha detto Cecilia Strada, presidente di Emergency. "La loro liberazione è dipesa dal lavoro di tutti sia in Italia che in Afghanistan - ha aggiunto Cecilia Strada - hanno cooperato tutti per la loro libertà".


Le notizie precedenti: l'incontro con l'inviato italiano

Nie giorni scorsi una svolta è arrivata dall'incontro tra l'inviato del governo italiano e i tre medici prigionieri a Kabul. Si attendono ora novità dal governo Karzai.
Non si sa però dove i tre siano detenuti, perché l'incontro è avvenuto in un luogo diverso da quello di detenzione.
Il diplomatico italiano ha riferito di aver trovato Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani in buona salute, e che gli hanno assicurato che finora sono stati trattati bene.
Non è stato invece ancora consentito un incontro con i loro avvocati: a quanto pare il governo italiano preferisce, per ora, non insistere su questa richiesta, per lasciare spazio a una soluzione politica della questione, prima di scendere sul piano legale.
La notizia dell'incontro ha un po' risollevato gli animi dello staff di Emergency all'ospedale di Kabul, che da cinque giorni erano in angosciosa attesa di avere notizie sulla sorte e sulle condizioni dei loro tre colleghi e amici. La più sollevata è la compagna di Marco Garatti, Susanna Haanpaa, infermiera finlandese che da anni lavora al suo fianco negli ospedali afgani dell'Ong italiana.


Strada: "Era ora"
"Era ora": così Gino Strada ha commentato la notizia che stamane i tre operatori di Emergency arrestati sono stati visitati dall'ambasciatore italiano a Kabul Claudio Glaentzer e dall'inviato della Farnesina Massimo Iannucci.
"Adesso spero che vengano liberati al più presto e che crolli questa stupida montatura", ha aggiunto Strada, specificando di non aver avuto notizie dirette sul loro strato di salute nè dettagli sull'incontro.


I 3 italiani: "Grazie per l'improvvisata"
"Grazie per l'improvvisata". Così Marco Pagani, Matteo dell'Aira e Matteo Garatti hanno accolto i diplomatici italiani che li hanno incontrati oggi a Kabul. Lo ha raccontato l'inviato di Frattini in Afghanistan Massimo Iannucci, prima di tenere una conferenza stampa in ambasciata a Kabul.
L'incontro è avvenuto in lingua inglese, ha riferito ancora Iannucci, per "non escludere" il direttore della struttura della direzione nazionale della sicurezza afghana dalla conversazione. La struttura nella quale si trovano, ha raccontato Iannucci, è un edificio "nuovo di zecca".

sabato 17 aprile 2010

quando si dice le televisioni...

però anche vianello ha le sue colpe..











Certo, fa un po' impressione...
di byoblu | del pubblicato il 16/04/2010

Tieniti aggiornato su : http://www.byoblu.com


venerdì 16 aprile 2010

addio Raimondo


E' morto un pilastro della televisione italiana, Raimondo Vianello. Nella sua comicità sempre pulita e semplice, mai volgare e senza bisogno di abbassarsi al siparietto che rappresenta ora la TV italiana..lo ricordiamo come una persona allegra e simpatica..
Addio Raimondo..

martedì 13 aprile 2010

Sosteniamo emergency

Sabato 10 aprile, militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale.
Al telefono gino strada:



Gino Strada: "Il quadro resta quello che avevamo delineato già il primo giorno. Si tratta di una aggressione all'ospedale di Emergency. Un'operazione messa insieme, preparata, premeditata e studiata per togliere di mezzo un testimone scomodo delle atrocità della guerra. E' la lettura che continuiamo a dare.
La conferma delle notizie che continuano a susseguirsi: "hanno confessato!" - poi ovviamente dodici ore dopo - "nessuno ha mai detto che avevano confessato!". E' un sintomo del fatto che questa bolla sta facendo acqua. Del resto basta guardare i filmati. Le forze internazionali smentiscono la loro presenza, e poi c'è un filmato in cui si vedono militari Inglesi nel nostro ospedale; manifestazioni popolari contro Emergency fuori dall'ospedale, e poi c'è un filmato in cui si contano ventiquattro - dico ventiquattro - persone che urlano in un campo di calcio. (segue)

Sono gli strilloni di regime: un po' di propaganda. "Trovate armi" e poi si vedono scaffali con scatole tutte in ordine e poi per terra un paio di scatole con dentro qualche arma - chissà chi ce le ha portate.
E' una grossa montatura e credo che la ragione sia molto semplice: non si vuole far sapere ciò che avviene lì. Non a caso non c'è un solo giornalista che possa seguire le operazioni della più grande campagna della NATO - così l'hanno definita loro - degli ultimi decenni e si vuole togliere di mezzo un ospedale che è poi quello che riceve le vittime di quella campagna. E siccome per il 40% i feriti sono bambini, la cosa secca un po', si preferisce cercare di far credere all'opinione pubblica che si è lì per portare la pace e la democrazia e che casomai si colpisce qualche pericolosissimo terrorista. Di un paio d'ore fa è la notizia di altri quattro civili uccisi dalle forze NATO e la notizia che le forze NATO sono state incriminate per le stragi di civili.
Non è la prima volta che si cerca di fare queste operazioni contro l'ospedale di Emergency. Adesso oramai siamo alla vigilia della nuova, grande offensiva di primavera, che vuol dire altre stragi, altri morti, altri massacri e quindi si vuole togliere di mezzo quell'ospedale.
Blog: "Cosa si può fare per sostenere Emergency in queste ore?"
Gino Strada: "La prima cosa è firmare l'appello che c'è sul sito di Emergency, una raccolta firme giusto per esplicitare questa solidarietà, questo non credere da parte dei cittadini a queste accuse infamanti, a queste montature che mettono assieme varie spie, poliziotti, militari e criminali vari. E poi credo che presto dovremo mobilitarci. Noi stiamo già pensando a una grande mobilitazione su scala nazionale per il fine settimana, se la soluzione non dovesse venire prima.
[beppegrillo.it]

venerdì 9 aprile 2010

il legittimo impedimento per il berluscones



Il berluscones si appropria di un oggetto che non gli appartiene, con la scusa che è il suo turno, e poi non lo cede più, impedendo di fatto a chiunque altro di servirsene. E' come se nel corso di una gara di staffetta qualcuno ricevesse il testimone e poi uscisse di corsa dallo stadio. E tutti dietro a urlargli di restituirlo, o perlomeno di correre verso il traguardo. Invece no, il berluscones ruba il testimone e se lo porta via. Poi, quando la gara sta per interrompersi, i giochi stanno per essere fermati, le olimpiadi stanno per essere dichiarate nulle, glli spettatori iniziano a sciamare verso l'uscita e l'incasso sta per volatilizzarsi, il berluscones si ferma e inizia a trattare. Se rivolete il vostro pezzo di legno, dovete togliermi le penalità che ho subito per essere stato trovato positivo all'antidoping.

A quel punto l'arbitro, insieme alla giuria, dovrebbe interrompere la gara, squalificarlo e far tornare gli atleti ai blocchi di partenza. E anche qui invece no. Firma un pezzo di carta che annulla le penalità inflitte e fa ricominciare la corsa dal punto in cui si era interrotta. Non importa se poi verrà dichiarata nulla e tutti avranno solo perso tempo: lui firma.



Questo è, oggi, il parlamento italiano ostaggio del berlusconismo. Un luogo dove si dovrebbero amministrare gli affari per conto e nell'interesse di tutto il popolo italiano, viceversa paralizzato da uno che ha il testimone in mano, non lo cede e minaccia di tirare già tutto lo stadio, di cambiare tutti i regolamenti se non gli si tolgono i processi penali a carico.

Lo dico io? No, lo dice l'evidenza. Lo dice chiunque non sia stato completamente rincoglionito da Maria De Filippi, dalla D'Urso, dalla D'Eusanio, dalla Bignardi, dalla Marcuzzi, da Fede e da Minzolini. E poi lo dicono i suoi legali, quelli che Berlusconi porta in Parlamento per metterli sul libro paga degli italiani, al solo scopo di cambiare le regole e la Costituzione in modo da non finire dentro. Lo dice Carlo Taormina, l'avvocato che una volta ricopriva il ruolo odierno di Ghedini e al quale il Presidente del Consiglio chiedeva non già di studiare buone norme per gli italiani, ma di studiare norme incostituzionali per sé. Con piena cognizione di causa sulla loro incostituzionalità. E lo dice Bruno Tinti, ex magistrato, che in questa intervista rilasciata a Byoblu.Com spiega il semplice meccanismo attraverso il quale, con una quindicina di leggi incostituzionali una dietro l'altra, Berlusconi potrà arrivare finalmente al suo mausoleo di Arcore senza avere mai messo piede in un tribunale.

Berlusconi non fa niente di male, in fondo. Fare una legge incostituzionale non è mica reato. Esiste la Consulta apposta. Non è colpa sua se la Consulta ci mette un anno e mezzo a esprimersi, e quando avrà bocciato la legge precedente ce ne sarà una nuova che resterà in vigore per un altro anno e mezzo. Forse, se proprio dobbiamo cercare una colpa, si potrebbe dare a Giorgio Napolitano, che è lì per fare da primo argine al sospetto di incostituzionalità. Peccato che non gliel'hanno spiegata bene e lui l'abbia capita così: se uno ha il sospetto non firma, se invece ha la certezza può firmare senza problemi.

Così, mentre i lavoratori vengono licenziati e le banche portano via le case alle famiglie, ovvero mentre l'Italia si impoverisce, lui e Niccolò Ghedini festeggiano la riuscita dei loro progetti. E siccome sono sempre più ricchi (ve lo ricordate che Ghedini dichiara un milione e trecentomila euro l'anno?), dopo l'autografo di Napolitano sul Legittimo Impedimento si vogliono fare un regalo: una tenuta da oltre mille ettari in Toscana, la Tenuta della Selva.

Invidia? No, se se la volesse comprare Sting sarei stato contento per lui: è un bravo cantante e non li ruba a nessuno. Il fatto è che, a questo punto, i soldi con cui il Presidente del Consiglio conduce una vita da nababbo cominciano ad essere i nostri. Sono nostri gli stipendi pagati a Ghedini, a Pecorella e a mezzo PDL che occupa il Parlamento esclusivamente per toglierle le castagne dal fuoco al loro presidente, e non per legiferare nell'interesse degli italiani. Sono nostri i soldi che ogni anno non guadagniamo grazie alla legge 488, art.27 comma 9 del 23 dicembre 1999 (pagina 32) voluta da Craxi prima e D'Alema poi (e Prodi non ha cambiato le cose), in forza della quale lo stato chiede a Mediaset solo l'1% dei ricavi in cambio della concessione delle frequenze statali sulle quali i Berlusconi accumulano fantastilioni e fanno campagna elettorale in barba a qualsiasi par condicio. Sono nostri i soldi degli incentivi statali erogati dallo stato per favorire le aziende produttrici di decoder per il digitale terrestre, ove il fratello del premier, Paolo Berlusconi, figurava come azionista. Sono nostri i soldi dei processi che restano aperti a vita perché lui trova sempre il modo di sottrarvisi: centinaia di milioni di euro in fumo per gli stipendi di magistrati, pm. avvocati, personale, scartoffie che forse avrebbero potuto essere evitati quasi al 100%, se il primo processo si fosse svolto e concluso regolarmente perché una volta in carcere, vuoi per il falso in bilancio, vuoi per falsa testimonianza, vuoi per corruzione di testimoni, vuoi per avere acquistato la sentenza Mondadori dal giudice Vittorio Metta, vuoi per i diritti televisivi, sarebbe stato difficile, se non impossibile, commettere tutti i reati successivi.

Forse per gli italiani non sarebbe cambiato niente, vista la scarsità di alternative, o forse no. In ogni caso io avrei preferito verificare.

[byoblu.com]

giovedì 8 aprile 2010

Le caserme che uccidono



bisogna fare qualcosa, non è possibile che i cittadini debbano avere paura di entrare in una caserma!

mercoledì 7 aprile 2010

Tremonti colpisce ancora




Il no-profit vive di offerte. Grazie ai contributi volontari dei sostenitori, associazioni come ActionAid, Amnesty International, Emergency, Unicef e tantissime altre sostengono i loro progetti e i loro interventi a favore dei più bisognosi. Tra i costi sostenuti per informare i sostenitori, quelli postali rappresentano una componente molto significativa del bilancio totale. Ora la situazione è destinata a cambiare. Anzi è già cambiata, perché grazie al decreto di Tremorti e Scajola (D.M. 30 marzo 2010, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 31 marzo 2010, n. 75) a partire dal 1 aprile 2010 le associazioni no-profit non potranno più contare su tariffe agevolate per le spedizioni postali. Ciò comporta un aumento di circa il 500% (cinquecentopercento) del costo di ogni singola spedizione e un drammatico aumento dei costi di struttura, a danno della quota destinata ai progetti. Le associazioni potranno decidere di continuare a informare i loro sostenitori a tariffe quintuplicate o di non informarli affatto. In entrambi i casi chi verrà colpito da questo decreto sono le persone assistite dalle organizzazioni no-profit. Sostenete l'appello delle associazioni per chiedere al governo di ritirare questa misura.
All'appello hanno già aderito le seguenti organizzazioni:
ActionAid, AIRC, AISM, AIUEF- Associazione Italia Uganda Emmaus Foundation, ALBA Onlus, Associazione Più Vita Onlus, Amnesty International, Amref Italia, Fondazione Aretè del San Raffele Onlus, CCS Onlus, Centro per la Lotta contro l’Infarto-Fondazione Onlus, CBM Italia, CESVI, COOPI, Cuore Fratello Onlus, FAI-Ambiente Italiano, Fondazione “aiutare i bambini” onlus, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Fondazione L’Albero della Vita Onlus, Fondazione Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Patrizio Paoletti, Fondazione Progetto Arca, Green Cross Onlus, Greenpeace, Intervita, Istituto Serafico di Assisi, LAV, Lega del Filo d’oro, Lega italiana per la Lotta contro i Tumori – Milano, Lega Italiana Sclerosi Multipla LISM, Medici Senza Frontiere, Associazione Missioni Don Bosco Onlus, Moige-Movimento Italiano Genitori Onlus, OSF, Pangea Onlus, Parada Onlus, Progetto Continenti Onlus, Save the Children Italia Onlus, Sightsavers Italia Onlus, SOS Villaggi dei Bambini Onlus, S.O.S IL Telefono Azzurro ONLUS, Terre des Hommes, Telethon, Unicef Italia, Un Ponte per, WWF Italia.

giovedì 1 aprile 2010