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NON DERUBATE I MORTI. Firmate!

giovedì 26 marzo 2009

La vera crisi




Per loro la crisi non è mai esistita perchè hanno altri problemi a cui pensare, ad esempio a come mangiare. Siamo davvero convinti di essere in crisi?Forse per il nostro stile di vita si: ci lamentiamo quando manca per mezz'ora l'acqua di casa, ci si lamenta del costo della benzina, del precariato, degli animali che vengono maltrattati, del non poter comprare le scarpine nuove o l'ultima borsetta di Gucci; ci è del tutto estraneo che c'è un'intera generazione di esseri umani "come noi" che ha avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato, che di acqua non ne ha proprio, che la benzina la respirano per diminuire il senso della fame, che degli animali non interessa perchè devono pensare a sopravvivere, che le borse le vedono nel momento in cui le hanno finite di fare prima di essere spedite nel nostro mercato, che del saluto del Papa non gli interessa nulla se non concretizza. Numerosi studi dimostrano che la depressione è una delle patologie più diffuse nell'occidente, cioè i paesi più sviluppati: vi siete mai chiesti il perchè? Non vi sembra strano visto che siamo più fortunati? La risposta è molto semplice, più cose abbiamo, più comodità ci sono e più vizi teniamo e più andiamo alla ricerca di qualcos'altro, ad esempio della felicità, non siamo più in grado di divertirci se non sotto effetto di qualche stupefacente o dell'alcool mentre a loro basta un semplice sorriso per essere felici per tutto il giorno, anche se non hanno la forza di muovere la mascella, mentre per noi un sorriso, se non ricambiato con qualcosa di materiale, non è degno nemmeno di essere corrisposto. Vi siete sentiti un pò a disagio mentre guardavate questo video?Io sinceramente si, perchè sò che quei bambini non mangiano, non bevono, non vivono per giustificare la nostra irrefrenabile sete di potere, daltronde qualcuno deve pur soffrire, l'importante e che non siamo noi, purtroppo è questo che pensiamo in fondo al nostro cuore perchè siamo dei piccoli mostri, ma nello stesso momento ci sentiamo in colpa per tutto ciò; il problema reale è che se fossimo continuamente esposti a queste immagini, piuttosto che vedere ogni giorno in TV i cani trattati male, gli stupri e la borsa che crolla, saremmo molto più coerenti e capiremmo che anche loro hanno il diritto di vivere come noi, magari rinunciando anche a un caffè in meno al giorno. La verità è che il mondo non vuole cambiare, e chi lo vuole fare fà la loro fine.

scritto da Masoud Ali

venerdì 20 marzo 2009

Storia di un popolo dimenticato

PALESTINA


La spartizione della Palestina

Oltre alla fine del mandato britannico per il maggio 1948, l'0NU propose di risolvere la "controversia" tra palestinesi e sionisti spartendo la Palestina in uno stato ebraico (56% della superficie) ed uno stato arabo (43%), me Gerusalemme doveva essere dichiarata "Zona Internazionale" sotto controllo dell'ONU stessa. Tale piano privava automaticamente gli arabi abitanti nella zona assegnata al nuovo Stato di Israele di ogni possibilità di decidere della propria sorte. Per assicurarsi l'esecuzione del piano di spartizione, le pressioni sioniste aumentarono costantemente durante tutto il 1947 e il 1948. Al pubblico europeo e americano veniva spiegato che le rivendicazioni sioniste erano fondate sulla Bibbia e sulle sofferenze patite dagli ebrei sotto il nazismo e il fascismo. Tutti gli Stati, membri o no dell'ONU, che si erano opposti alla spartizione furono minacciati o ricattati dall'America. Infine, il 29 novembre 1947, l'Assemblea Generale dell'ONU adotto' il piano di spartizione con 33 voti favorevoli, 13 contrari e 10 astenuti. Ai sionisti fu dato uno Stato, insediato nel punto di collegamento tra Asia ed Africa, senza il libero consenso dei palestinesi e di alcun'altra nazione circondaria, africana o asiatica. I voti decisivi -dichiarò al Congresso Americano un deputato- furono quelli di Haiti, Liberia, Filippine. Questi voti bastarono per riportare la maggioranza dei due terzi. In precedenza questi paesi avevano votato contro la spartizione. Le pressioni esercitate su di essi dai nostri rappresentanti ufficiali e da privati cittadini americani sono un atto riprovevole nel loro e nei nostri confronti.


Deir Yassin
Presso le alture ad Ovest di Gerusalemme, Deir Yassin era un villaggio come tanti altri, 300 abitanti in tutto. Gli israeliani pensarono di compiere lì una "azione esemplare" che servisse a convincere i palestinesi ad abbandonare collettivamente la zona. La spedizione fu organizzata ed eseguita dal capo dell'Irgun, Menachem Begin. Le sue truppe circondarono il villaggio, all'alba del 9 aprile 1948, ed uccisero sistematicamente 250 abitanti: uomini, donne, bambini. Di proposito la notizia fu sparsa in tutti i villaggi, utilizzando i pochi superstiti, organizzando conferenze stampa, riproduzioni fotografiche del villaggio distrutto, volantini incitanti a fuggire. Inizio' allora l'esodo in massa dei palestinesi. Lo stesso Begin, capo del governo racconta: Dappertutto noi eravamo i primi a passare all'azione. Gli arabi, spaventati, cominciarono a fuggire. L'Haganah compiva attacchi vittoriosi su altri fronti, mentre le forze ebraiche continuavano ad avanzare verso Haifa come un coltello nel burro. Presi dal panico, gli arabi scappavano gridando: "Deir Yassin". La reazione degli arabi, e le proteste di quasi tutti i paesi extraeuropei (tra i quali, solo il Sudafrica si schiero' apertamente con i sionisti), costrinsero le Nazioni Unite a riesaminare la spartizione. La situazione in Palestina era allora la seguente: dopo trenta anni di dominazione inglese in Palestina, la comunita' ebraica era diventata 12 volte piu grande che nel 1917 e rappresentava quasi un terzo della popolazione. Le terre in suo possesso -come proclamava la legge costituzionale dell'Agenzia Ebraica (1929)- dovevano "essere registrate a nome del Fondo Nazionale Ebraico, affinchè divenissero proprietà inalienabile del popolo ebraico" . Avevano dunque il carattere di extraterritorialita' e non potevano piu' essere ricomprate dagli arabi. Si era cosi formato uno "stato nello stato", anche se, per la forte resistenza dei palestinesi a vendere le loro terre, i massicci sforzi degli ebrei colonizzatori avevano portato, dopo vent'anni, all'acquisto di meno del 6% delle terre di Palestina. Quando l'ONU votò il piano di spartizione l'Agenzia Ebraica ordinò di operare il tutto per tutto e di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto: il 1948 doveva diventare l'anno del terrore sistematico attuato per allontanare gli arabi dalla Palestina. L'obiettivo era la conquista della maggior quantita' possibile di territorio. Si attaccarono militarmente villaggi e terre con valore strategico, specialmente nelle zone assegnate, nel progetto dell'ONU, allo Stato arabo. Si utilizzò la minaccia di "fare di ogni villaggio una nuova Deir Yassin" per convincere gli abitanti delle regioni controllate dagli ebrei ad evacuare.

L'esodo

Dopo la strage di Deir Yassin comincio' l'esodo dei palestinesi, costretti ad abbandonare ogni loro avere e ad incamminarsi verso gli sterminati "campi profughi" che l'ONU generosamente preparava nella valle del Giordano. A nulla valse la reazione militare degli stati arabi che, all'atto della scadenza del mandato britannico (15 maggio 1948), tentarono di respingere gli ebrei sionisti nelle zone di partenza. Tali stati, completamente in mano ad aristocrazie feudali vendute agli inglesi o agli americani (Giordania, Arabia saudita), obbedirono immediatamente al comando lanciato dall'ONU una settimana piu tardi. Gli ebrei sionisti invece, avendo la possibilita' di giustificare la loro azione come rivendicazione, continuarono le ostilita' occupando con facilita' nuovi territori, servendosi di aerei e carri armati forniti in continuazione dagli USA. Giunsero ad eliminare fisicamente il mediatore dell'ONU, conte Bernadotte, che aveva presentato un progetto per il ritorno dei profughi in Palestina. Quando nel 1949 i sionisti accettarono l'armistizio proposto dall'ONU, essi controllavano il 78% della Palestina, mentre le proprieta ebraiche legali all'interno di quel territorio ne costituivano il 7%. In quel periodo di tempo, quasi un milione di palestinesi fu costretto ad abbandonare la patria e solamente 170mila poterono restare nelle terre occupate dai sionisti, che per proprio conto, avevano proclamato lo "Stato d'Israele". Quindi in nome di una "guerra di difesa" Israele oltre il 56% del territorio concesso dall'ONU si appropiava di un altro 22%, l'ONU copiva il misfatto riconoscendo ed ammettendo il nuovo stato nel concerto delle "Nazioni Sovrane" del mondo, e così facendo privava i palestinesi del diritto a costituirsi come stato. Israele non si fermò e scatenò infatti altre guerre contro gli arabi e i palestinesi nel 1956 e nel 1967 occupando ancora la Cisgiordania, la striscia di Gaza, il golan Siriano, il Sinai egiziano ed in seguito una gran parte del Libano, contemporaneamente distruggendo decine di villaggi nelle zone occupate. La conseguenza fu una nuova diaspora del popolo palestinese costretto ad abbandonare tutto ed a dirigersi verso i paesi arabi vicini ospite indesiderato accolto in campi profughi in condizioni sub-umane costretto all'ozio e all'inattivita', impossibilitato ad inserirsi nella vita produttiva dei paesi in cui ha trovato rifugio. I palestinesi si resero conto che la difesa dei loro diritti e la riconquista della loro terra sono possibili fidandosi sulle loro forze, si organizzavano quindi a livello di massa ed organizzavano la loro lotta, espressione di volontà di un popolo di liberare la propria patria, si creavano così le basi del movimento di liberazione nazionale che si configura oggi nell'OLP;

Che cosa e' l'OLP

E' l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina che il popolo palestinese (sotto l'occupazione e in diaspora) ha scelto per rappresentare la sua lotta, oggi riconosciuta in 117 paesi nel mondo quale unico e leggitimo rappresentante del popolo palestinese, e membro osservatore delle Nazioni Unite e membro effettivo, nei paesi non allineati, nella conferenza dei paesi islamici e nella lega araba, e formato da un comitato esecutivo (governo) di 15 membri inesso sono rappresentate tutte le componenti politiche del movimento di resistenza palestinese. Questo comitato viene eletto dal Consiglio Nazionale Palestinese (parlamento) che a sua volta viene eletto da tutte le organizzazioni di massa politiche sociali e culturali (Unione generale di: Lavoratori, Donne, Studenti, Avvocati, Insegnanti, Medici, Farmacisti, ecc.). La lotta del popolo palestinese non e' una lotta contro gli ebrei inquanto comunità etnica e religiosa ma contro il movimento sionista inquanto espressione di "Colonizzazione" basata su un sistema teocratico "Razzista" ed "Espansionista".

Il Sionismo

Nacque in Europa orientale negli ultimi anni dell'800 teorizzando la fondazione di uno "Stato ebraico" per tutti gli aderenti alla fede ebraica in quanto gli ebrei costituiscono una minoranza che non riesce a trovare un proprio inserimento nella vita economica sociale-culturale dei vari paesi in cui essi vivono, ma questa teoria altro non era che l'espressione del disagio in cui veniva a trovarsi la borghesia commerciale ebraica nei paesi dell'Est europa, nel momento in cui si sviluppava il capitalismo con la sua borghesia i cui interessi si scontravano con quelli della borghesia ebraica. Il capitalismo utilizzava il razzismo anti ebraico (Ipogrom) proprio per potersi sbarazzare di questi temibili concorrenti nella direzione delle economie locali. Alla borghesia ebraica non restava dall'altro lato che il destino dell'assorbimento nel proletariato locale oppure la ricerca di uno sbocco esterno (una colonia). Il movimento sionista optò per la colonizzazione, si delineava a questo punto "il problema" sulla scelta del luogo dove far sorgere (lo stato ebraico) il movimento sionista fu diviso fra chi voleva un pezzo di terra in Argentina, chi in Africa orientale, per altri ancora la Palestina, che allora faceva parte dell'Impero Ottomano, popolata da una maggioranza di palestinesi musulmani e da poche migliaia di palestinesi cristiani ed ebrei. Nel I congresso del movimento sionista riunito a Basilea nel 1897 sotto la guida di Teodor Herzl prevalse la tesi di chi optò per la "Colonizzazione della Palestina", in seguito a ciò, gli ebrei che si riconoscevano nel "Sionismo" (e cioe' meno dell'1% degli ebrei di tutto il mondo) prepararono un programma per la colonizzazione della regione. Questa colonizzazione prevedeva due progetti, quello massimo che seguendo la frase biblica mirava ad occupare il territorio compreso tra i due fiumi "dal Nilo all'Eufrate", e ancora oggi sostenuto dal clero rabbinico e dai partiti di governo, mentre quello minimo riguardava l'occupazione di un territorio comprendente oltre la Palestina, la Giordania, il sud del Libano ed il sud ovest della Siria. Ma il Sionismo non mirava solo alla occupazione di questi territori ma prevedeva lo svuotamento della popolazione originaria allo scopo si di continuare l'emmigrazione ebraica ma soprattutto di creare uno stato puramente confessionale "ebraico" (espulsioni in massa della popolazione palestinese residente, massacri, etc.). A questo punto si fa notare che ancora oggi il Sionismo continua la sua politica in seno allo stato di Israele.

Lo Stato d'Israele

A 40 anni dalla sua nascita, lo Stato d'Israele non ha una costituzione scritta. Bisogna ricorrere alla dichiarazione della sua fondazione e ad altri documenti ufficiali per capire di che tipo di stato si tratta, chi ne è cittadino, quali garanzie offrono le sue istituzioni. Le due leggi fondamentali dello Stato, la legge del ritorno e la legge sulla nazionalità confermano il carattere discriminatorio razziale, infatti, mentre riconosce il diritto automatico alla cittadinanza ad ogni ebreo che emigra nel paese (ed e' ben inteso che l'ebreo e riconoscibile dalla sua ascendenza, e piu' precisamente dal fatto di essere di madre ebrea) ignora i diritti civili e religiosi dei palestinesi abitanti (da sempre) in Palestina. Per chiarire le intenzioni della politica israeliana basta leggere queste parole scritte da Y. Waitz, ex capo del dipartimento per la colonizzazione dell'Agenzia Ebraica e riportate nel giornale israeliano "Davar" il 29-9-1967: "Detto fra noi, sia chiaro che in questo paese non c'e posto per entrambi i popoli... l'unica soluzione è l'Eretz Israele, almeno Israele occidentale, senza arabi. Non c'e altra soluzione che trasferire gli arabi da qui ai paesi vicini, trasferirceli tutti, senza risparmiare nessun villaggio, neppure una tribù". Il carattere teocratico dello Stato si manifesta anche nella profonda compenetrazione tra legislazione civile e precettistica ebraica. Tutte le cariche più importanti sono assegnate ad ebrei praticanti, e la presenza del clero rabbinico è d'obbligo in tutte le decisioni piu' importanti nella vita del paese. Il clero ha soprattutto funzione di stimolare il "patriottismo" degli ebrei, ricordando che il loro dovere è quello di portare la nazione alla dimensioni volute dalla Bibbia "dal Nilo all'Eufrate". A questo proposito va però subito chiarito che l'oscurantismo rabbinico trae soltanto una parte dalla propria forza dall'appoggio dei partiti di estrema destra che rappresentano una minoranza dell'elettorato. La sua forza reale dipende dall'Adesione all'ideologia Sionista, di tutti i partiti che sinora si sono succeduti al governo, compreso il Partito Laburista, fortemente responsabile della tragedia del popolo palestinese. L'economia di Israele è assai precaria, un dato molto rilevante è l'inflazione sempre alta, che è passata dal 50% nel 78 al 200% nell'82 ed oggi e di circa 400%, cio' si spiega col fatto che l'economia israeliana e' un'economia di guerra. Le spese militari rappresentano oltre il 30% del prodotto nazionale lordo e riducono quindi gli investimenti in altri settori dell'economia e della società (sanità, educazione, ecc). Israele ha infatti oggi una potente industria bellica: un israeliano su cinque produce armi e le esportazioni del materiale bellico raggiungono i 14 milioni di dollari l'anno. La scelta dell'industria bellica è dunque fondamentale per l'economia di Israele. Inoltre, va sottolineato che la sopravvivenza economica di Israele si spiega solo con gli ingenti aiuti che ha ricevuto dall'estero, primo fra tutti gli Stati Uniti che solo dal 1948 al 1968 ha concesso oltre 11 miliardi di dollari, tuttora Israele non solo riceve circa 7 miliardi di dollari all'anno dagli Stati Uniti (metà dal governo, a fondo perduto, e metà dalle associazioni ebraiche americane) ma è lo Stato più assistito del mondo poichè riceve sotto forma di aiuti un ammontare pari al 30% del suo prodotto nazionale lordo. A conferma del ruolo d'Israele come testa di ponte degli interessi economico-militari dell'imperialismo mondiale in particolare di quello americano in Medio-Oriente, va considerata la sua politica verso i paesi del Terzo Mondo dall'addestramento militare dei paracadutisti di Mobutu e delle guardie di Haile Selassie, al suo commercio d'armi con il Cile, Sudafrica, ecc. Come gli alleati politici anche i partners commerciali sono scelti con accuratezza.

L'espansionismo di Israele

La ragione della politica espansionistica di Israele è una: conquistare tutto il territorio che corrisponde alla ideologia sionista. Può sembrare assurdo al giorno d'oggi che un paese possa conquistare dei territori con la forza, eppure è quanto avvenuto con Israele, il cui territorio è circa 5 volte quello previsto dalla spartizione dell'ONU del 1947. D'altronde, finchè Israele afferma di essere lo stato di "tutti gli ebrei del mondo", deve prevedere di ospitare i 10/15 milioni di ebrei che ancora non vi sono immigrati, preferendo stare nei loro vari paesi di appartenenza. I dirigenti israeliani spiegano le loro conquiste territoriali con il fatto che Israele ha bisogno di "frontiere sicure". Se si pensa che oggi Israele occupa la Cisgiordania, la striscia di Gaza, il Golan siriano e quasi metà del Libano, oltre naturalmente quella parte della Palestina che le Nazioni Unite avevano assegnato ai palestinesi, il meno che si può dire è che è davvero curioso sostenere che si vogliono "frontiere sicure" invadendo i propri vicini annettendosi i loro territori con la forza. Questa posizione di Israele, in realta, è un'ulteriore conferma di quanto abbiamo già visto prima: Israele non vuole la pace. Ha scelto la guerra permanente. Nato con la violenza, il nuovo stato si mantiene vivo continuando ad esercitarla. Israele tende a difendere nella zona gli interessi occidentali e ad opporsi ad ogni cambiamento di regime all'interno degli stati arabi, essa si offrì volentieri come base di appoggio agli U.S.A. e agli inglesi, quando questi intervennero in Libano e in Giordania per impedire la formazione di governi democratici (1958). Israele aveva tentato una vasta azione di espansione verso Gaza e il Sinai, ai danni dell'Egitto, dove si era da poco instaurata una dirigenza nazionalista e anti feudale guidata da Nasser. In tale occasione (1956) pur operando di concerto con la Francia e l'Inghilterra (mirante a stabilire il controllo sulla compagnia del Canale di Suez nazionalizzata da Nasser), gli israeliani si erano dovuti ritirare per l'intervento delle due "superpotenze". Nel contempo, lungo tutto l'arco degli anni '60 compiva continui raids offensivi contro la Siria dove il partito Baas aveva nazionalizzato le proprietà petrolifere occidentali. Prima ancora che Israele difenda le potenze capitalistiche deve difendere ogni governo arabo reazionario ed impedire il sorgere di governi arabi autonomi rispetto alle forze capitalistiche. Di fronte all'avvento di regimi nazionalisti in Siria e in Irak e prima ancora dell'Egitto, Israele non poteva non reagire. La risposta fu la "guerra dei sei giorni".
Nel giugno del 1967, mentre una campagna internazionale di stampa aveva presentato all'Europa e all'America una Israele minacciata di sterminio, quest'ultima sfrutta la situazione e grazie alla sua enorme superiorità aerea e tecnologica, attacca gli stati arabi ed opera una seconda invasione nel Sinai, anzi continua la guerra anche dopo che gli stati arabi hanno accettato la tregua procedendo ad occupare tutta la linea orientale del Canale di Suez, la fertile Cisgiordania e le strategiche alture del Golan siriano. Ed inizia subito una "Seconda colonizzazione ebraica" e contemporaneamente l'esodo dei palestinesi, costretti per la seconda volta in venti anni ad abbandonare tutto agli israeliani. La "guerra dei sei giorni", lungi dall'essere difensiva, risultò concepita solamente come primo momento del piano di espansione sionista. Alla "guerra lampo" seguì immediatamente la creazione di postazioni di difesa agricolo-militari. S'inizia su vasta scala, lo sfruttamento del petrolio nel Sinai, si ignora il carattere internazionale di Gerusalemme, infine il ministro del Lavoro annuncia che: "le attuali frontiere sono irrinunciabili". La "guerra dei sei giorni" mette a nudo la deliberata crudeltà che caratterizza l'offensiva israeliana. Oltre all'impiego sistematico delle bombe al napalm contro i territori arabi, la cosa più sconcertante è la sorte riservata ai civili palestinesi, interi villaggi sono fatti saltare in aria, gli abitanti incitati a fuggire, oppure cacciati a forza, deportati. Il 18 giugno 1967, dieci giorni dopo la presa di Gerusalemme, il Parlamento israeliano adotta una legge che autorizza il governo israeliano a estendere la legislazione alla parte orientale della città santa e decreta "l'indivisibilita di Gerusalemme". Questa annessione, condannata da due risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dalle proteste internazionali, ha significato nella pratica l'espulsione di migliaia di abitanti palestinesi e la costruzione di una vera e propria cintura di insediamenti israeliani allo scopo di tagliare fuori Gerusalemme dal suo ambiente arabo. Nel gennaio del 1968 incominciarono gli espropri: piu di 2.000 ettari di terra vengono tolti ai proprietari, con le buone o con le cattive: chi rifiuta l'evacuazione viene cacciato. Quasi nessun proprietario accettò il compenso finanziario offerto. Dopo aver modificato il contesto demografico, sociologico e culturale di Gerusalemme, il Parlamento israeliano ha completato la sua opera votando, il 30 luglio 1980 una legge che fà di "Gerusalemme intera e unificata, la capitale di Israele", contraddicendo quel carattere confessionale che fa di Gerusalemme il centro spirituale di tutte le religioni.

La repressione israeliana nei territori occupati
L'occupazione da parte di Israele dei territori occupati va inquadrata nella politica espansionistica permanente dei suoi governi. Israele occupa per rimanere, quindi oltre a stabilire subito nuovi insediamenti con funzioni soprattutto militari, si appropria delle principali fonti di reddito economico: la terra e l'acqua, prima del '67 in Cisgiordania e nella striscia di Gaza non vi era nessuna presenza sionista; oggi Israele ha confiscato il 52% del territorio della Cisgiordania e ha costituito ben 232 colonie israeliane abitate da 60.000 ebrei, i quali controllano il 52% del territorio; hanno in mano i 5/6 delle risorse idriche (su 41mila pozzi ben 32mila sono in mano ai coloni israeliani). Nella striscia di Gaza, invece, e' stato confiscato il 32% del territorio e sono state costituite 30 colonie abitate da 3.000 ebrei (3.000 ebrei abitano il 32% del territorio, mentre circa 700.000 palestinesi vivono nel rimanente 68%). Anche per questo la striscia di Gaza risulta una dei territori piu densamente popolati del mondo, da 3.000 a 4.000 ab. a chilometro quadrato. Israele ha distrutto, dal '67 fino ad oggi, piu di 24.000 case come punizione collettiva e questo al di là della distruzione delle città e dei villaggi avvenuta durante la guerra. (Dal '48 al '74 ha distrutto 385 villaggi su 475). Soltanto nella citta di Ebron dal '67 ad oggi sono stati bruciati 750 negozi. Le ordinanze militari in Cisgiordania sono 1.121, quelle nella striscia di Gaza 800 e riguardano tutte gli aspetti della vita dei territori occupati: scuole, terre, imposte, ecc. Per quanto riguarda l'agricoltura facciamo degli esempi: a giugno, durante la raccolta del grano, gli israeliani di notte danno fuoco ai campi; prima della raccolta delle olive, che avviene a novembre-dicembre, gli israeliani, usando elicotteri ed aerei per l'agricoltura, innaffiano gli uliveti con sostanze chimiche che causano la caduta prematura del raccolto, oppure bruciano direttamente gli alberi. Quando questo non è possibile, Israele vieta l'esportazione dei prodotti palestinesi verso la Giordania. Per quanto riguarda la rete elettrica: dal '67 fino ad oggi, Israele ha cercato di collegare tutta l'elettricita' palestinese dei territori occupati alla rete elettrica israeliana in modo da costringere tutta la popolazione a pagare tutto ad Israele, negando ogni possibilita' di una reale autonomia in questo settore. Per quanto riguarda il settore dell'acqua: ogni palestinese puo consumare al massimo 35 mc. di acqua all'anno, se ne consuma di piu paga una multa che supera il suo stipendio di tre mesi. Per quanto riguarda la repressione: bisogna dire che, nei territori occupati, vengono applicate tre legislazioni differenti. La legislazione inglese (risalente ai tempi dell'occupazione britannica), la legislazione giordana e quella dell'amministrazione militare israeliana. Per le deportazioni viene applicata la legislazione inglese, la stessa che permetteva l'impiccagione o la deportazione in Africa dei capi della rivolta palestinese del 1936. In base a questa legge sono stati deportati piu di 1.215 palestinesi fino al 1984. La legislazione giordana viene applicata su parecchie questioni: per esempio, al tempo della dominazione giordana, era vietata l'attivita del partito comunista. Oggi in Israele c'e' un partito comunista legale che ha un suo giornale, ma se ad un palestinese dei territori occupati viene trovata una copia del quotidiano comunista, rischia il carcere. Per la confisca delle terre, Israele si avvale sia della legislazione ottomana che di sue ordinanze militari, mentre per la confisca delle risorse idriche si applicano leggi israeliane. All'interno dei territori occupati esistono diversi carceri di cui quattro minorili, per ragazzi dagli 8 ai 18 anni, molto spesso incarcerati con pregiudicati ebrei, al fine di influenzarne il comportamento futuro. A volte, a questi ragazzi, viene somministrata una dose di droga per due o tre mesi per renderli tossicodipendenti. Per le carceri israeliane dal '67 ad oggi sono passati 250.000 palestinesi, in pratica 33 persone al giorno, cioe due componenti per famiglia. Passare per le carceri non significa sostarvi per pochi giorni, a volte vuol dire rimanerci per 20 anni e più. La permanenza nelle carceri israeliane spesso causa gravi danni fisici: reumatismi, problemi alla vista, all 'udito, all 'apparato digerente, malattie psichiche e a volte paralisi. La questione delle scuole e delle universita': secondo le statistiche 1980-'81 nella striscia di Gaza si contano 35 scuole, in Cisgiordania 755; in tutto vi sono 7.200 insegnanti il cui stipendio e di circa 200 euro al mese. Va tenuto però presente che il costo della vita nei territori occupati e uguale a quello italiano. All'interno dei territori occupati ci sono circa 250.000 studenti palestinesi; di questi 14.000 sostengono ogni anno gli esami di maturita'. Israele contro le scuole palestinesi segue una politica che si articola in questi 6 punti:

-modifica dei programmi ed eliminazione di una parte di questi, in particolar modo di tutto cio' che riguarda la Palestina, la parola Palestina ad esempio non si trova neanche nei testi sacri.
-intervento diretto delle autorita' militari negli affari dell'istruzione e specialmente nelle università che dovrebbero invece godere di una certa libertà accademica. Per iscriversi all'università bisogna che l'amministrazione militare accetti la domanda. Questo sistema di controllo non riguarda soltanto gli studenti ma anche i professori, in quanto essi avendo un contratto annuale possono essere cacciati dal governatore militare in qualsiasi momento. Questo riguarda anche i professori stranieri.
-divieto della pubblicazione e diffusione di libri.
-chiusura delle scuole e delle universita' in particolar modo nel periodo degli esami per far ripetere l'anno agli studenti.
-persecuzione di studenti, insegnanti e professori universitari.
-incuria delle scuole statali e parastatali.
I testi censurati sono piu di 5.500 e riguardano praticamente l'intero scibile umano.
Per quanto riguarda l'aspetto sanitario: Israele, nel suo bilancio sanitario nazionale, riserva ai territori occupati solo il 2% malgrado gli abitanti di queste zone siano piu del 25% della popolazione dell'intera Palestina. Va considerato, inoltre, che il popolo palestinese paga tutte le prestazioni sanitarie. Una delle dirette conseguenze di questa situazione di abbandono, è il fatto che tra la popolazione palestinese il tasso di mortalità neonatale è pari al doppio di quello israeliano (37 per mille contro il 14). All'interno dei territori occupati ogni medico cura circa 110 pazienti al giorno, le Nazioni Unite spendono circa 16$ (meno di 18 euro al mese) per ogni cittadino palestinese che risulta come profugo, quindi una cifra veramente irrisoria. Gli israeliani spendono, quindi, per un solo ospedale di Tel Aviv tre volte di più di quanto spendono per tutta l'assistenza sanitaria in Cisgiordania. Israele dal '67 fina ad oggi ha chiuso la maggior parte degli ospedali, degli ambulatori e persino la banca del sangue di Gerusalemme. La maggior parte delle sedi dell'amministrazione militare dei territori occupati si trovano in ex ospedali: anche per questo dal '67 ad oggi il numero dei posti letto nei territori occupati invece di aumentare è diminuito (330 posti letto in meno). Due esempi emblematici: un giovane palestinese-residente a Gaza, nell'ultima rivolta viene ferito gravemente. Nell'ospedale locale non c'era la possibiltà di curarlo adeguatamente e quindi viene portato in elicottero a Gerusalemme in un ospedale israeliano. Nel trasporto muore, e viene quindi riportato in ambulanza a casa, accompagnato da una fattura nella quale veniva addebitato aIla famiglia il costo del trasporto (5000 $). Oltre ad aver ammazzato, pretendono anche il pagamento dell'elicottero, quando il reddito "annuale" del palestinese che vive a Gaza è di 800$. Quindi ci vogliono sei anni di lavoro per il padre di questo ragazzo per pagare il trasporto del cadavere di suo figlio. Nel 1984 fu versata una sostanza chimica nei serbatoi d'acqua delle scuole femminili della Cisgiordania. 1950 ragazze furono colpite da questa sostanza che causa la sterilità. Queste sono ulteriori dimostrazioni di come agisce Israele nei territori occupati. Per quanto riguarda la situazione economica: Israele ha usato i territori occupati come un mercato per i suoi prodotti; questo è dimostrato dal fatto che la Cisgiordania e la striscia di Gaza occupano, in percentuale, il secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti per quanto riguarda i rapporti commerciali con Israele, naturalmente se si esclude il commercio di armi. Se da una parte manca completamente la struttura economica poichè Israele non permette agli abitanti di questi territori di intraprendere ogni tipo di attività industriali autonome, dall'altra Israele favorisce l'insediamento di piccole fabbriche all'interno delle colonie ebraiche dei territori occupati, coprendo tutto il mercato palestinese con le merci israeliane. Parallelamente vengono emesse ordinanze e leggi che vietano l'esportazione delle merci palestinesi al di fuori dei territori occupati. Israele non dando la possibilità ai palestinesi di creare delle fabbriche o delle strutture economiche nei loro territori, li costringe ad andare a lavorare nelle fabbriche israeliane. Quindi la manodopera palestinese viene usata in tutte le fabbriche ed aziende israeliane come manodopera a basso costo, con pochissime tutele e garanzie. Non c'e nessun futuro per questi palestinesi, che possono essere cacciati in qualsiasi momento. Una larga parte dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania sono disoccupati, in particolare i laureati di cui piu dell'80% non trova lavoro. Il reddito annuo del palestinese in Cisgiordania arriva a circa 1300 euro mentre nella striscia di Gaza è di circa 800 euro; ci si puo immaginare in che condizioni si debba vivere con salari simili. Israele fa pagare alla popolazione dei territori occupati delle tasse che sono arrivate a circa 800 milioni di dollari, quindi il palestinese paga addirittura la tassa di occupazione. Fino ad oggi i territori occupati hanno rappresentato per Israele una fonte da utilizzare per ricavarne grossi guadagni, spendendovi pochissimo: questo non puo durare a lungo.
Vedendo tutto quello che Israele ha fatto nei territori occupati il popolo palestinese non puo' fare a meno di ribellarsi. Una generazione e' nata sotto l'occupazione israeliana, col fucile del soldato sotto il naso, col rischio che di notte venga la polizia israeliana a portarli via, senza che nessuno dei suoi familiari lo possa vedere per parecchio tempo; a volte li riportano cadaveri e vietano alla famiglia di fare il funerale (al massimo cinque persone della famiglia possono partecipare di notte al rito funebre). Questa generazione nata sotto l'occupazione non puo', come del resto tutto il popolo, sopportare questa politica israeliana, per questo abbiamo visto scendere in piazza tutta la popolazione, guidata da questa generazione. Come abbiamo notato l'esercito israeliano si comporta come tutti gli eserciti di occupazione: distrugge case, interi villaggi, arresta, imprigiona con il massimo arbitrio, tortura, destituisce sindaci democraticamente eletti.

fonte: www.radioislam.net

mercoledì 18 marzo 2009

Benigni e il signoraggio








Questo è il famoso discorso che R. Benigni ha fatto in RAI, la quale si è presa i diritti di copyright e che successivamente Benigni ha gentilmente concesso di trasmettere su annozero nella ventunesima puntata. Quello che fa davvero rabbrividire del suo discorso non è tanto l'attacco alla politica, ma con quanta facilità parla del signoraggio senza che nessuno si accorga del peso delle parole e del vero significato. Il discorso è semplice ma difficile da comprendere, non a caso Benigni è un maestro della chiacchiera conoscendo a memoria molti canti della Divina Commedia. Vi spiegherò nelle mie possibilità molto brevemente il giochino che la BCE (Banca Centrale Europea) e la Banca d'Italia (stranamente non pubblica) stanno facendo da alcuni anni:
Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivante dall'emissione di moneta. Gli economisti intendono per signoraggio i redditi che una banca centrale ed uno stato ottengono grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio. Negli stati moderni, solitamente, la Banca Centrale stampa le banconote mentre lo stato (ad esempio tramite la Zecca) conia le monete, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio. Il discorso merita ovviamente degli approfondimenti visto che possiede una natura molto complessa(http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio) ma che Benigni con il suo sarcasmo ha lasciato intendere con molta facilità: le banche mondiali sono i veri padroni del mondo, emettono banconote con un interesse altissimo, poi le presta allo stato che a sua volta le mette in circolazione; il problema è che una volta che lo stato riprende i soldi da noi cittadini acquisisce un debito pubblico poichè noi riusciamo a produrre solo il valore nominale dell'euro, cioè 100 euro non valgono effettivamente 100 ma aggiungendo gli interessi del 3% su ogni banconota dovuti alla BCE si arriva a 102,70 che la Banca centrale incassa, mentre a loro produrre una banconota da 100 euro costa solo 0,30 centesimi, non è una barzelletta! Questo stà a significare che il nostro debito pubblico non potrà mai appiattirsi poichè il valore aggiunto su ogni moneta creerà sempre debito pubblico e noi saremo sempre schiavi del padrone (BCE) finchè la zecca dello stato non si deciderà a stampare le banconote per fatti propri: ovviamente questo non accadrà mai perchè ci sono degli interessi troppo alti tra la nostra politica (che non guarda i nostri interessi) e i banchieri, quindi quando sentite dire al TG5 il "Cavaliere psiconano piduista" (uno dei più forti azionisti della Banca d'Italia massonica e proprietario di Banca Mediolanum) che si devono mettere i soldi in banca per aiutarle (magari nella sua) invece di metterli "sotto al materasso" sappiate che vi sta prendendo per il culo!!!

scritto da Masoud Ali

lunedì 16 marzo 2009

"Berlusconi, ''mister unpercento''" di Antonio Di Pietro 20 Gennaio 2009
Tieniti aggiornato:

venerdì 13 marzo 2009

Schiavitù moderna: tutta italiana










Documentario girato dai ragazzi di medici senza frontiere (MSF), volontari che sono andati in Africa e hanno scoperto che l'aiuto non serve solo in Darfur ma proprio in Italia; non mi sarei mai aspettato nel 2009, nel nostro paese, di vedere scene così raccapriccianti, tristi ma anche piene di solidarietà. Si stà assistendo ad un vero e proprio sfruttamento dell'immigrazione, di gente che fugge dalle guerre civili per trovare la felicità e si ritrova nell'inferno più violento, ovviamente lontano dai nostri occhi. Il punto è sul perchè c'è ancora questo fenomeno così diffuso di repressione socio-razziale e forme di schiavitù, non siamo in un paese democratico?La risposta la potete dare voi viste le immagini; un altro punto da porci è sul perchè non si fanno leggi, decreti o quant'altro per salvaguardare i diritti umani visto che la nostra costituzione si basa proprio sul principio di eguaglianza di tutti i cittadini, indistintamente dal colore della pelle (Articolo 3)? La risposta è scontata, non ci sono diritti per queste persone, non hanno diritto di replica o di esprimere semplicemente la loro opinione, loro devono solo lavorare, sudare come delle bestie e dare i soldi al padrone, intanto quest'ultimo si prende gioco di loro dandogli il contentino; ovvio, lo può fare per il semplice motivo che nessun cittadino italiano accetterebbe mai di lavorare in queste condizioni o con una paga così misera, senza dignità: per loro i sindacati non esistono ancora. Ora concludo facendovi io una domanda: E' giusto incolpare gli extracomunitari che sono in Italia, a prescindere dalla razza, di averci rubato il lavoro? Noi saremmo disposti a lavorare in quelle condizioni?Io la risposta già la conosco, e so che se ce qualcuno da incolpare quelli sono proprio i datori di lavoro (o schiavisti) che approfittano della situazione e contano sul pieno appoggio del governo che rimane a guardare silenzioso, e purtroppo anche di molti cittadini italiani: in fondo i pomodori se non li raccolgono loro come faremmo a mangiarli?

scritto da Masoud Ali

martedì 10 marzo 2009

Le verità seppellite!




Guardatelo tutto d'un fiato..è un veloce resoconto della fitta storia processuale di Berlusconi fatto da Marco Travaglio, giornalista chiamato l'erede di Montanelli per la sua capacità critica e di efficacia probatoria dei fatti; ovviamente è stato sempre tenuto ben nascosto dai media di Berlusconi (detiene il 90% della TV nazionale) oppure sminuito quando non si poteva proprio far a meno di censurarlo poichè plateale. Lo psiconano l'ha definito "coglione" insieme ai suoi umili servitori, daltronde lo fà con tutti, anche con noi poveri cittadini (ricordate le elezioni scorse), ma il punto è sul perchè la fatto, perchè nessuno non ha osato controbattere o chiedere per lo meno una verifica delle affermazioni di Travaglio, che poi non sono delle ipotesi visto che tutti i suoi libri, articoli e discussioni sono basati sempre su fatti mensionati durante i processi, scritti sugli atti processuali, addirittura dai giudici in cassazione: è ovvio che c'è qualcosa che non và, c'è qualcuno che dice delle menzogne e non vuole essere scoperto, infatti come potete ben vedere durante i talk show televisivi (Vespa e amici) o nei telegiornali non c'è mai contraddittorio. Dobbiamo iniziare ad essere un pò più emancipati dalla televisione di regime e a credere di meno alle fandonie passate dai media: l'unica verità è sulla rete, e non perchè è scritto da qualche parte o su qualche articolo di legge, ma semplicemente per il fatto che la verità siamo noi, il popolo, colui che realmente decide, corregge e colpevolizza se ci sono delle falsità sul conto di qualcuno, siamo noi che dobbiamo autopunirci e non autoelogiarci, siamo noi cittadini che decidiamo cosa è giusto o cosa è falso e non una sorta di rete televisiva costruita in torno a noi come dei muri per ostruire le nostre menti, che sono già occupate da molti elementi di distrazione di massa come il grande fratello, amici e company, che ci fanno solo sognare, fin quando ci sveglieremo e ci renderemo conto della relatà; apriamo gli occhi e torniamo alla verità, non quella che ci vogliono far passare per vera; come dice sempre M. Travaglio passate parola!

scritto da Masoud Ali

venerdì 6 marzo 2009

L'Italia è tutta apparenza: croccante fuori e marcia dentro

prima









dopo








L'unica opposizione rimasta in Italia è quella dell'IDV e stanno cercando di screditare Di Pietro in tutti i modi possibili e sminuire la sua personalità, una delle poche persone rimaste con un pò di coscienza politica. Probabilmente c'è qualcuno che ha paura di lui, o meglio che lui risvegli negli italiani quel senso di sdegno che si avrebbe in tutti gli altri paesi democratici. Quel qualcuno dovrebbe scappare con la coda tra le gambe visto che la situazione economica è disastrata...ho fatto un giro a Roma poco tempo fa, per precisione di fronte a Palazzo Madama per una manifestazione a cui il sottoscritto ha partecipato (vedi video manifestazione parafarmacie) e mi sono reso conto che mentre l'Italia affonda c'è chi mangia e si riempie la pancia di tutto ciò che c'è rimasto, mentre negli altri paesi si ricorre ai ripari abbassando lo stipendio ai parlamentari: auto blu ogni 30 secondi, guardie del corpo per ogni onorevole che passava, bar gratis, ristoranti gratis, e tanto ancora, tutto di fronte ai miei occhi mentre la polizia guardava attonita inghiottendo in silenzio, visto che non hanno nemmeno più i soldi e la benzina per andare fuori dalla caserma. Spero che queste cose che ho detto non siano scontate e banali, visto che quando si parla di queste questioni la gente (i fedelissimi del maestro venerabile Silvio) ci ride sopra, come se questi problemi sono distanti e irrilevanti, "non ci riguardano". Il problema è che non c'è più coscienza sociale, bisognerebbe aprire gli occhi alla gente piuttosto che trasmettere in TV la solita solfa sui violentatori rumeni, gli immigrati cattivi, il caso di Eva Englaro e via dicendo: non che non siano problemi importanti ma non quando si usano per nascondere questioni molto più serie. Questo è quello che persone come Di Pietro cercano di spiegare: guardiamo in faccia alla realtà, il tasso di criminalità aumenta nonostante il famoso "pacchetto sicurezza", il tasso di disoccupazione è salito del 6,7%, vale a dire che 290 mila lavoratori sono a spasso rispetto al 2008, il prezzo della farina è raddoppiato, il valore degli immobili è calato a picco (come in Argentina), non abbiamo più energia, tutto quello che sa dire il governo è che bisogna affrontare la crisi, ma come e con quali mezzi non si sa; si parla di nucleare per il futuro quando gli altri paesi dicono che è in disuso e pericolosa, siamo in pieno delirio collettivo. Quello che bisogna fare è tornare a fare la vera economia (evitare gli sperperi di denaro pubblico), dare più risorse alla ricerca e investire su fonti energetiche alternative come l'energia solare, visto che siamo "lu paese de u sole"!

scritto da Masoud Ali