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NON DERUBATE I MORTI. Firmate!

sabato 27 febbraio 2010

la speciale "assoluzione" di mills




Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione. Davvero il testimone inglese David Mills è stato corrotto dal premier, Silvio Berlusconi, per mentire in tribunale. Per questo Mills dovrà versare 250.000 euro allo Stato e non andrà in prigione solo perché la prescrizione (abbreviata da una legge approvata dal centrodestra nel 2005) ha cancellato il suo reato.
La sentenza potrebbe avere effetti imprevedibili sul processo in corso a Milano, dopo lo stop dovuto al Lodo Alfano, contro il solo Berlusconi. Il dibattimento rischia infatti diventare brevissimo. I giudici potrebbero far proprio il contenuto del verdetto definitivo sulla corruzione giudiziaria di Mills (che ha valore di prova) e chiudere tutto, o almeno il primo grado, entro il prossimo gennaio 2011, il mese in cui la prescrizione scatterà anche per il Cavaliere.

Un esito paradossale che spiega bene l’ondata d’insulti rivolti in ottobre contro la Corte costituzionale, da quasi tutto il centrodestra, quando il Lodo fu bocciato. Ieri, il presidente della Consulta, Francesco Amirante, ha definito quelle contumelie una “bizzarria” di una classe politica che finge di meravigliarsi se i giudici della Corte fanno il loro lavoro e dichiarano illegittime norme in contrasto con i principi fondanti della Repubblica. Per Amirante si tratta di un gioco pericoloso. Perché “quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”.

Tutto vero. Anche se in Italia la situazione è ancora peggiore. Le istituzioni qui da noi si delegittimano da sole. Prendete, ad esempio, il Senato. Due anni fa i magistrati scoprono che Nicola Di Girolamo, il parlamentare Pdl oggi accusato di essere un uomo della 'Ndrangheta, è un abusivo. Per farsi eleggere all’estero aveva falsificato il suo certificato di residenza. Bè, cosa fanno i suoi (momentanei) colleghi? Dicono di no al suo arresto. E poi, sebbene le prove della truffa elettorale siano documentali, non lo fanno nemmeno decadere. Tutto viene rimandato all’eventuale sentenza definitiva. Poi arriva la seconda richiesta di manette, spuntano le sue foto abbracciato a un boss, e il presidente del Senato, Renato Schifani, ha una trovata: non pronunciamoci sull’ordinanza di custodia, dice, ma limitiamoci a togliere a Di Girolamo la poltrona abusivamente occupata a Palazzo Madama. Il tutto con due anni di ritardo, mentre il disgusto per la Casta cresce e le istituzioni si trascinano da sole nel fango.

[voglioscendere.it]

venerdì 26 febbraio 2010

sentenza contro youtube




Il fatto:
un bambino autistico viene seviziato nel 2006 in un istituto tecnico di Torino da alcuni compagni, il resto della classe non interviene e osserva con indifferenza come se fosse un fatto abituale. Il pestaggio viene filmato e messo su YouTube. E' visto 5.500 volte e poi rimosso in seguito a una segnalazione. YouTube è di proprietà di Google a cui viene imputata la violazione della privacy. Tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi dal tribunale di Milano per non aver impedito la pubblicazione del video. La condanna è avvenuta nonostante fosse stata ritirata la querela dai legali del ragazzo.
Le considerazioni:
Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste, come Vimeo, Facebook, Flickr e molte altre. La responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti.
Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica.
Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell'ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia.
YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E', come chiunque può capire, un problema di privacy.

[Beppegrillo.it]

giovedì 25 febbraio 2010

Tra poco tocca a noi




Oggi, 23 febbraio 2010, la Grecia si è fermata per uno sciopero nazionale. Chiusi gli aeroporti, le stazioni, i porti, le scuole, le università. I giornali non sono usciti. Nel centro di Atene si sono scontrati i disoccupati di oggi e i poliziotti, i disoccupati di domani. I banchieri e i politici hanno assistito chiusi nei loro palazzi. I responsabili della crisi, che hanno nascosto l'entità del debito ai cittadini e alla UE, non corrono rischi (per ora). Il Governo ha ridotto gli stipendi dei dipendenti pubblici e tagliato molti servizi sociali, ma nessuno crede che questo sia sufficiente a fermare la crisi. La Grecia, di cui in Italia si parla poco e malvolentieri, ha un debito pubblico pari a un quarto del nostro e un tasso di disoccupazione simile. Atene chiama Roma. Passo. Atene chiama Roma...

lunedì 22 febbraio 2010

ultimo obbiettivo: IRAN





cito, perchè molto interessante l'articolo di claudio messora dal sito byoblu.com che riguarda il perchè di questa campagna anti iran intentata dall'intera comunità occidentale per come dicono eliminare la "minaccia" del nuclare iraniano..(p.s. gli stati uniti hanno stanziato 9 miliardi di dollari per la produzione di nuove centrali nucleari..ma come Obama, che fai?!??!)




Al-Qaeda è morta. Viva Al-Qaeda!
di byoblu | del pubblicato il 22/02/2010

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domenica 21 febbraio 2010

Porro senza vergogna



lettera di Marco Travaglio

Caro Michele,

ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: "Parliamo di fatti". Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d'altro.

La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti.
Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli "di destra" parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l'altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s'impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni.

Invece di contestare i fatti che racconti, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla.
Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perchè il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri.

Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perchè il nostro Ordine non s'è mai accorto che fanno un altro mestiere. Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro "giornali", perchè quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos'è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it di aver pagato il conto fino all'ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell'Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori - Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato - e non fanno una piega).

Ma in tv non c'è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l'ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini. Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un'alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine. Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un'idea migliore?

venerdì 19 febbraio 2010

la "protezione" incivile





http://www.annozero.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b53ef981-a508-4578-a54d-bd474d19b1f1-annozero.html?p=0#

giovedì 18 febbraio 2010

san remo

lunedì 15 febbraio 2010

Bertolaso...




L’operato dei grandi organi di informazione mira a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su falsi scandali (eclatante la performance del Corriere della Sera sull’allora Pm Di Pietro ritratto in foto addirittura nella mensa di una caserma) per distoglierla da vicende di portata enorme (la legislazione piegata alle esigenze processuali dell’impunito Berlusconi e dei suoi sodali, le indagini sui mandanti esterni delle stragi del 1992-93, le acquisizioni sempre più agghiaccianti sulla trattativa fra Cosa Nostra e infedeli rappresentanti dello Stato, il ruolo deviato a lungo svolto da esponenti del Ros dei carabinieri, il ministro Alfano che aggredisce l’attività processuale svolta dal Tribunale di Palermo avendo come sua portavoce la figlia di uno dei principali responsabili della trattativa, ecc.).

Poi spuntano notizie che aiutano a comprendere le pieghe del sistema. L’indagine sui “grandi eventi” e sulla Bertolaso s.p.a. è fra queste. Ieri sono state arrestate dalla magistratura fiorentina quattro persone in un’indagine che vede pesantemente coinvolto lo stesso Bertolaso e dopo pochi minuti esponenti politici della maggioranza e della presunta opposizione (il Pd e l’Udc) si sono stracciate le vesti urlando la solidarietà al capo della protezione civile. E la solidarietà alle casse dello Stato ed alla legalità stuprata dai satrapi della seconda Repubblica? Poi ci si infastidisce per la definizione di Italia dei Valori come unica opposizione!
Riflettiamo serenamente su quanto riportato nel provvedimento del Gip di Firenze. Il sistema Bertolaso (cioè la gestione privatistica e fuori controllo delle opere pubbliche emergenziali: emergenze del calibro di alberghi, stadi ed altre amenità) non solo sta tentando di porsi per legge fuori dalle regole e da ogni possibilità di sanzione (ora possiamo anche capire a cosa servisse la promozione di Bertolaso a ministro in contemporanea con l’approvazione dello scudo immunitario del legittimo impedimento) ma è anche incapace, pur operando quasi arbitrariamente senza i vincoli delle gare d’appalto, dall’astenersi dalle pratiche corruttive. Abbiamo letto quali siano i fringe-benefits del sistema Bertolaso: auto di lusso, arredamenti, ristrutturazioni immobiliari, incarichi a famigli vari, prostitute.

Il dramma del paese è dato dal fatto che lo strepitoso Cetto La Qualunque di Antonio Albanese non è più maschera satirica ma mera rappresentazione cronachistica di quanto accade nelle stanze del potere.

Uno degli imprenditori assegnatari delle opere del sistema Bertolaso è Valerio Carducci. Non è propriamente uno sconosciuto: amico di tanti politici (Rutelli, Baccini, Mastella…), magistrati, vertici delle forze dell’ordine e dei servizi segreti. E infatti ha ottenuto l’incarico per la trasformazione dell’ospedale de La Maddalena in grande albergo. Com’è finita la realizzazione è stato mostrato tempo addietro da una delle poche trasmissione libere della tv di Stato.
Fra gli indagati, per rivelazione di segreto d’ufficio, c’è anche il procuratore aggiunto del porto delle nebbie (alias la Procura di Roma), Achille Toro. Anche il suo non è un nome sconosciuto. Si tratta di quel magistrato che tentò di strappare alla Procura di Milano le indagini del 2005 sulle scalate bancarie (chissà che esito avrebbero avuto a Roma?), finendo poi indagato (ma poi archiviato) per i suoi rapporti con il collega Castellano, consigliere del compagno dalemiano Consorte. È uno che nella lunga carriera non si è fatto mancare nulla: è stato presidente della principale corrente della magistratura associata (Unicost) e quindi componente del Csm, grande amico di Oliviero Diliberto e infatti capo di gabinetto del ministro Bianchi nell’ultimo governo Prodi, grande amico del piduista Giancarlo Elia Valori. Dimenticavo: naturalmente al solo sentire il nome di Di Pietro gli viene l’ittero. E dimenticavo un’altra cosa: è uno dei pubblici ministeri (l’altro è Agnello Rossi) che indaga a Roma su Gioacchino Genchi e Luigi De Magistris e su quanto da questi ultimi fatti nelle indagini catanzaresi (nelle quali erano emersi, fra gli altri, i nomi di Valerio Carducci, Giancarlo Elia Valori e di altri amici di Toro). Ora, vi pare così strano che i tanti politici che non risparmiano volgari insulti sui magistrati di Palermo, Caltanissetta o Milano su uno come Achille Toro nemmeno si azzardano a fiatare?
Ecco, le ultime vicende del sistema Bertolaso ci aiutano davvero a capire cosa c’è di vero e di falso nel tanto evocato cortocircuito fra politica e giustizia e quali vette abbia raggiunto il degrado morale della classe dirigente.

Non voglio sottacere una cosa. Sono note le critiche che ho rivolto ai vertici del Ros dei carabinieri. L’indagine sul sistema Bertolaso ci permette di confermare che non bisogna mai generalizzare: quell’indagine, infatti, è stata svolta dal Ros di Firenze. Ai militari che sono stati impegnati ed ai magistrati che li hanno coordinati, investiti dagli insulti di certa politica, va la mia solidarietà.

Sonia Alfano

domenica 14 febbraio 2010

Per non dimenticare

libera rete in libera italia


E' stato un pomeriggio eccezionale. Sul palco del Teatro Blu di Milano, una pletora di ospiti protagonisti della rete, della lotta alla mafia, della politica, del giornalismo e della televisione ha animato il dibattito per eccellenza, quello che tutti vorremmo vedere in prima serata in televisione, con interventi telefonici di altissimo livello, informazioni celate nelle pieghe del Decreto Romani che nessuno finora aveva svelato, riflessioni e spunti sul futuro e sul presente della rete. Per tutelarla, prima che sia troppo tardi.

Sono intervenuti: Guido Scorza, Piero Ricca, Claudio Messora, Giulio Cavalli, Daniele Martinelli, Paolo Papillo, Loris Mazzetti, Vittorio Agnoletto, Alessandro Gilioli, Beppe Grillo e due senatori.
[...]



Il grande talk-show della rete
di byoblu | del pubblicato il 13/02/2010

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giovedì 11 febbraio 2010

povera idaglia!





Oggi l'arresto di Balducci presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e le dimissioni di Bertolaso. Ieri le dichiarazioni di Ciancimino sulla nascita di Forza Italia con la benedizione di Provenzano. Nulla ci turba. Il Paese è in uno stato di trance onirica. L'Italia è un Paese senza gravità, che sfida le leggi della fisica. Leggero. Qualunque cosa succeda ha un'importanza relativa o nessuna importanza. L'italiano non pensa, funziona. Quello che è vero ora sarà falso domani e viceversa. In una sequenza senza fine. L'italiano non si fida di nessuno e prima di tutto di sé stesso. Quando qualcuno lo inganna è soddisfatto, ha l'ennesima conferma delle sue intuizioni. Questo vale anche per ciò che lo riguarda. Se sbaglia, si perdona subito. Le scuse più varie, con le quali è abituato ad autoassolversi dalla nascita, non gli mancano, dalla (sempre benedetta) "mancanza di alternative" a "lo fanno tutti".
L'italiano vive in un luogo che chiama Italia o, se audace, Patria. In realtà non ne conosce la Storia e neppure la geografia. Sa quello che deve sapere. Il resto lo impaccia, lo vincola, lo trattiene al suolo. La mafia, il potere del clero, la massoneria deviata sono argomenti che gli danno l'orticaria. Se milioni di persone votano Berlusconi una ragione ci sarà. Se lui non la conosce non è importante. Basta che la sappiano gli altri. E' un eterno fanciullino che gioca con balocchi da grandi come un SUV o una escort quando se li può permettere, e se non può è capace di minacciare (solo minacciare) la rivoluzione.
Chi ne conosce l'indole lo può controllare con facilità. Non è, come si pensa, indisciplinato o anarchico. Regalategli uno scacciapensieri e lo farete felice. La parola che più odia è responsabilità, se qualcuno lo solleva dalle sue responsabilità può diventare Duce, presidente del Consiglio o sindaco di Salerno. Chi invece, (la solita eccezione che conferma la regola) vuole prendersi delle responsabilità è pericoloso, ed è giudicato come un vero e proprio irresponsabile. L'italiano non è asociale, di fronte a uno scempio ambientale o a un furto verso la collettività si indigna in modo sufficiente per richiedere ad alta voce l'intervento delle autorità competenti. Del resto, se non intervengono loro perché dovrebbe farlo lui? Se il Parlamento nega l'arresto di Cosentino ci sarà un motivo. La piazza è sterile, perché sbracciarsi all'aperto per i nostri diritti? Meglio affidarsi a un segretario di partito. Uno qualunque con la garanzia che comunque nulla cambierà. L'italiano vota di pancia, non di testa. Se lo stomaco rimane pieno, il voto era giusto. Non canta l'Inno di Mameli, ma "Volare" di Domenico Modugno. "Poi d'improvviso venivo dal vento rapito, e incominciavo a volare nel cielo infinito...".
[beppegrillo.it]

venerdì 5 febbraio 2010

missione del governo: distruggere Di pietro



Dato che il piano "ben" architettato per far risalire la popolarità di Berlusconi attraverso un'aggressione finta e patetica è andato male a causa dell'aggressione al papa che ha distolto l'attenzione dal povero Silvio. Ora si tenta con più strade di riattirare nella rete dei lobotomizzati berlusconiani, quelli fuggiti dal matrix di mediaset, attraverso prima di tutto di una cosa secondo me imbarazzante anche per chi ne partecipa e cioè l'uscita in edicola delle foto più belle del nostro DUCE..ah scusate di Berlusconi..è facile sbagliarsi (a quando i mezzi busti?!!), ed ora tornando ad attaccare l'unica opposizione presente a questo governo, nella persona di Antonio Di pietro.
Tutto l'esercito di schiavi e servitori del governo costituito da ""giornalisti"", direttori di ""TG"", politici onorevolissimi, presentatori tv e chi più ne ha più ne metta, si è mobilitato al comando del CAPO per scalfire l'immagine del presidente dell'italia dei valori..ma ci riusciranno o otterranno l'effetto contrario?
chi vivrà vedrà.
è finita la democrazia in italia

giovedì 4 febbraio 2010

berlusconi in israele





Berlusconi è in missione di pace all'estero. In Israele, alla Knesset, ha definito "una reazione giusta", l'invasione e il bombardamento di Gaza, l'attacco israeliano che provocò centinaia di morti tra i civili, tra cui molti bambini, e condannato anche dall'ONU. Fu una tonnara con i palestinesi chiusi tra mare e terra. Berlusconi non rende un servizio agli israeliani e neppure al popolo italiano (ma noi ci siamo abituati). Ripeto quello che scrissi un anno fa: "Israele vuole creare un cordone di sicurezza intorno a sè con i bombardamenti, dal Libano a Gaza. Ma non saranno le bombe a portare la sicurezza. Per ogni civile ucciso, ci saranno cento terroristi in più. Per ogni bambino libanese, palestinese, arabo ucciso, mille terroristi in più. Israele si mette sullo stesso piano dei suoi nemici quando massacra i civili e, per questa ragione, potrebbe non avere domani più amici in Occidente. A Israele si chiede di essere non solo più forte di chi la vuole distruggere, ma anche migliore".[beppegrillo.it]
E' vero che in Israele c'è democrazia ma il problema è che la democrazia vale solo per gli ebrei, per gli arabi, che siano cristiani musulmani o quant'altro non esiste nessun diritto a parte quello di soffrire un' occupazione militare da 42 anni e di subire soprusi di ogni genere da parte dei coloni sionisti e dall'esercito di Tel aviv e morire sotto le macerie di un palazzo affollato di gente.
meditate gente meditate..il giorno della memoria non vale e non deve valere soltanto per gli ebrei ma per tutte quelle persone che hanno sofferto, soffrono e soffriranno il terrore della guerra soltanto per essene nati nel posto sbagliato nell'era sbagliata.

martedì 2 febbraio 2010

lunedì 1 febbraio 2010

ciancimino e gli accordi stato-mafia




PALERMO - "Provenzano era garantito da un accordo stabilito anche grazie a mio padre tra il maggio e il dicembre del 1992. Provenzano godeva di immunità territoriale in Italia grazie a questo accordo". Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo morto nel 2002, deponendo al processo Mori nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo. Ciancimino ha detto di essere stato in più occasioni presente alle visite del capomafia corleonese nell'appartamento romano del padre: "Alcune volte lo ricevevo e altre l'ho visto quando usciva", ha affermato.
"Conosco Bernardo Provenzano da sempre, fin dalla mia infanzia. - ha raccontato ancora Massimo Ciancimino - Ricordo che trascorrevamo insieme anche la villeggiatura, negli anni Settanta, quando io avevo 7-8 anni. Mio padre conosceva Bernardo Provenzano, che io continuo a chiamare 'ingegnere Lo Verde', da molto tempo, anche per il loro rapporto di vicinato. Erano entrambi di Corleone".
Massimo Ciancimino non si è limitato a raccontare di Provenzano, ma di suo padre ha detto: "Nel 1990, grazie a sue amicizie che aveva in Cassazione, mio padre riuscì a fare annullare l'ordine di custodia del gip Grillo per la vicenda mafia e appalti". La sezione della Cassazione che emise il provvedimento di annullamento era la prima, presieduta da Corrado Carnevale.
Ha inoltre parlato dei rapporti con il padre Vito, e del perché il padre lo ha coinvolto nelle sue attività con la mafia. "Vide in me il 'soggetto sacrificabile' per qualsiasi situazione, volendo preservare i miei fratelli che avevano le carriere professionali. Sono stato delegato come quello che poteva essere sacrificato".
E quindi Massimo faceva da 'postino' per il padre: "Mi è capitato di ricevere o consegnare direttamente nelle mani dell'ingegner Lo Verde, cioè di Bernardo Provenzano qualche lettera, specialmente nell'ultimo periodo. Anche perché nel momento in cui certi personaggi venivano a mancare, mio padre era diventato molto più prudente. Capitò anche nel 1992".
"Mio padre usava particolare accortezza per lo scambio di 'pizzini' con Bernardo Provenzano. Spesso, essendo un po' maniacale per sua forma mentis, le buttava nel water o le bruciava, o le tagliava a pezzetti". "Spesso - ha detto ancora - faceva le fotocopie perché temeva che si potessero trovare le impronte, anche quando scriveva le lettere usava addirittura dei guanti".
Vito Ciancimino conosceva naturalmente anche Totò Riina ma, dice il figlio Massimo, non lo stimava: "Mio padre conosceva Riina da quando erano ragazzi. Tra loro il rapporto è sempre stato teso. Mio padre non lo stimava e preferiva Provenzano". Il testimone ha anche raccontato che suo padre faceva attendere Riina quando questi lo andava a trovare, e ne rifiutava i regali ritenendo che portassero sfortuna.