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domenica 24 gennaio 2010

cuffaro condannato in appello



La condanna per l’ex-Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro è questa volta di sette anni per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto istruttorio. E non ci sono più i vassoi con i cannoli per festeggiare, come accadde dopo la sentenza di primo grado (che riassumeva la posizione del governatore come favoreggiatore di «singoli mafiosi» e non della mafia nel suo complesso). Niente cannoli per una sentenza che prevede pene più severe rispetto al primo grado anche per gli altri due principali imputati. Un anno e mezzo in più (15 anni e 6 mesi) per l’imprenditore Michele Aiello, prestanome di Provenzano, e otto anni all’ex-maresciallo del Ros Giorgio Riolo, per concorso esterno.

L’INCHIESTA È stato uno dei casi giudiziari più dilanianti degli ultimi anni. E non solo per l’accusa riguardante l’ex-presidente della Regione di aver passato informazioni a uomini di Cosa nostra. A finire coinvolti sono stati anche due ufficiali delle forze dell’ordine ai quali la procura di Palermo affidava compiti investigativi delicatissimi. Non per nulla è stato chiamato «processo Talpe». La sentenza d’appello è stata pronunciata ieri mattina dopo venticinque ore di camera di consiglio dalla terza sezione della Corte d’appello. «So di non essere mafioso, so di non avere mai favorito la mafia – ha detto Cuffaro subito dopo la condanna - Le sentenze sono espresse dalle istituzioni e vanno comunque accettate».

DIMISSIONI, MA SOLO DALl’UDC L’ex presidente della Regione ha annunciato che abbandonerà tutti gli incarichi di partito per dedicarsi alla famiglia. Non ha parlato invece della possibilità di dimettersi dal parlamento. Il suo coimputato Aiello, poco dopo la sentenza, è stato arrestato e condotto nel carcere palermitano di Paglierelli. Il provvedimento è stato disposto dalla corte d’appello - che ha ritenuto che esistesse il pericoloso di fuga - nella stessa sentenza di condanna. Secondo i giudici Cuffaro ha rivelato i segreti delle indagini antimafia a due indagati: l’imprenditore Michele Aiello e il boss Giuseppe Guttadauro, tramite un suo collega di partito, Mimmo Miceli, condannato in appello in un altro procedimento a sei anni per concorso esterno.

LE TALPE ALLA DDA A fornire le notizie erano due sbirri antimafia: Giorgio Riolo del Ros e Giuseppe Ciuro della Finanza, insieme a Nino Borzacchelli un ex-maresciallo dei Carabinieri entrato in politica e appoggiato da Cuffaro. L’operazione Talpe scatta il 5 novembre 2003. Finiscono dentro Ciuro, Riolo e l’uomo di Provenzano, l’ingegnere Aiello. Con loro ci sono anche medici, vigili urbani, cancellieri e segretarie del Tribunale. Cuffaro, allora presidente della regione, viene indagato. La sentenza di primo grado arriva nel gennaio 2008. Vengono tutti condannati ma per Cuffaro i giudici affermano che non voleva favorire Cosa nostra. La condanna è di 5 anni e lui per qualche giorno festeggia. Poi si dimette da Presidente della regione e finisce in Senato. La sentenza d’appello però rimette in gioco tutto. Per i giudici Cuffaro sapeva di favorire Cosa nostra.
[fonte igoogle]

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